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Economia
24/03/09
NIKI VENDOLA Piccole imprese, cuore della produttività regionale

Nicola Vendola, presidente della Regione Puglia dall'aprile 2005

Il 2009 si sta rivelando un anno molto difficile per la tenuta economica e sociale. Nella sua regione quali sono le emergenze più immediate sul piano economico e sociale e quali sono gli interventi che ritiene più efficaci?
Negli ultimi mesi abbiamo messo in campo una serie di misure per arginare gli effetti della recessione internazionale che sta già coinvolgendo l’economia nazionale e locale. Abbiamo costituito un “Tavolo della semplificazione” dei procedimenti amministrativi al fine di tagliare i tempi e le duplicazioni della burocrazia e intendiamo sostenere il lavoro e la piccola impresa attraverso un fondo di 50 milioni di euro, che consentirà di immettere liquidità per i giovani e le donne che sono coloro che già hanno una sofferenza speciale e sono i soggetti che, più di altri, rischiano di essere travolti dalla crisi.

Le regioni cosa possono fare in questa situazione soprattutto nella direzione di sostenere le Pmi che sono le più esposte nella crisi ma dalle quali dipende in gran parte il futuro della crescita e dell’occupazione?
Le imprese di piccola e piccolissima dimensione rappresentano il tessuto più ampio della produttività regionale. Secondo i dati Infocamere relativi al 2008, sono in tutto circa 350.000 e costituiscono il 99% delle imprese oggi attive in Puglia. Per questo abbiamo attivato senza indugio nuovi bandi che agevolano gli investimenti anche per queste imprese. Oggi gli imprenditori pugliesi hanno a propria disposizione per la prima volta 10 bandi tutti aperti. Non era mai avvenuto prima. Questo significa dieci possibilità di investimenti per le nostre aziende. Nel giro di alcune settimane arriverà il bando più atteso, quello per lo start-up che permetterà ad un ventaglio molto ampio di persone in una condizione di debolezza, di aprire un’azienda propria.

Sul piano del credito la sua regione ha intenzione di prendere iniziative anche al fine di evitare un restringimento dei flussi creditizi dal sistema bancario alle imprese?
I bandi inietteranno nel sistema produttivo regionale altri 210 milioni di euro andando ad aggiungersi ai 255 milioni di euro stanziati con i sette bandi già attivi. Questi nuovi avvisi ci permetteranno di immettere circa 465 milioni di euro di fondi pubblici a disposizione delle imprese. Una manovra anticrisi che non ha eguali in nessuna regione italiana

Fra le situazioni a rischio, in una fase di crisi economica acuta, ci sono indubbiamente quelle che riguardano i lavoratori immigrati con tensioni fra etnie spesso assai preoccupanti. Teme una crescita dell’intolleranza e dell’emarginazione? Cosa si deve fare?
La proposta del Governo, per ora congelata, che obbligava i medici a denunciare gli immigrati irregolari che richiedevano assistenza è la cifra di una cultura xenofoba che sta prendendo piede nel nostro Paese, fomentata ad arte da chi agita lo spauracchio della sicurezza, da chi pensa che i clandestini sono tutti in agguato sui nostri pianerottoli e gli zingari comunque «rubano» i nostri
bambini. È chiaro che in una fase di crisi economica acuta l’incertezza e la paura possono ulteriormente aggravare tale situazione.

Federalismo fiscale: è un tema di grande impatto per il futuro. Secondo Lei cosa va e cosa invece non funziona nelle proposte legislative di cui sta discutendo?
C’è una logica politica di estromissione del Mezzogiorno d’Italia dalle grandi scelte che riguardano la lotta contro la crisi, la recessione, e il futuro dello sviluppo del nostro Paese. Siamo di fronte all’idea che il Sud è una palla al piede, che è il punto del degrado della storia italiana. In questo scenario, la cosa peggiore che si possa fare è pensare di contrapporci specularmente, di fare il leghisti del Sud, con la stessa logica di rivendicazione parziale: la questione meridionale non è mai stata la questione delle rivendicazioni corporative di pezzi di territorio.

 



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